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21 novembre 2008

L'Italia è entrata in recessione, attese negative per il 2009

Tutta l'Europa soffre, ma nel nostro Paese pesano di più tasse e problemi strutturali

fotoL'Italia è in recessione tecnica e non ci sono al momento segnali di ripresa nel breve periodo poiché ha tali problemi strutturali che farà più fatica degli altri paesi europei ad uscire dal tunnel. E' il quadro che emerge dalle notizie degli ultimi giorni sul precipitare del quadro congiunturale dell'Italia e del resto d'Europa. L'economia del paese, infatti, ha fatto un altro passo indietro: nel terzo trimestre del 2008 il prodotto interno lordo é diminuito mezzo punto percentuale rispetto al trimestre precedente e ha ceduto lo 0,9% rispetto allo stesso trimestre del 2007. Una diminuzione del pil era stata registrata anche nel periodo aprile-giugno di quest'anno, -0,4% sul trimestre precedente, e l'Istat ha certificato così che l'Italia è in "recessione tecnica". Ovvero recessione vera, in senso stretto, quella che per gli economisti si verifica appunto quando in due trimestri consecutivi si registra un calo congiunturale (vale a dire sul trimestre precedente) del prodotto interno lordo. L'Italia da anni combatte con una crescita debole dell'economia ma per parlare di recessione occorre tornare indietro all'inizio del 2005, quando si verificò la stessa situazione di oggi, ovvero economia in calo congiunturale per due trimestri di seguito. Ma allora i cali trimestrali erano meno accentuati, quasi di misura e comunque sull'anno l'economia registrava ritmi più positivi di quelli attuali. Per trovare una situazione peggiore a quella di oggi – concordano gli esperti dell'istituto di statistica - bisogna risalire addirittura agli anni 1992-1993, 15-16 anni fa, quando, a cavallo dei due anni, ci sono stati ben sei trimestri con il Pil in calo congiunturale (nel '92 addirittura tre consecutivi).
Per quanto riguarda l'andamento dei singoli paesi europei, nei giorni scorsi la Germania ha sancito l'ingresso in recessione con un pil sceso dello 0,5%, peggio di quanto si aspettassero gli analisti. Ha sorpreso positivamente, invece, la Francia, che ha annunciato un pil trimestrale in crescita, sia pur risicata (+0,1%), superando le previsioni e sfuggendo alla recessione tecnica. La Spagna ha visto una contrazione dello 0,2% dopo il +0,1% del secondo trimestre. L'Italia ha quindi registrato una delle performance peggiori insieme alla Germania, ma gli analisti evidenziano alcune sostanziali differenze. L'economia tedesca sta rallentando in modo forte perchè il supporto alle esportazioni è mancato in modo molto brusco, ma a livello di fondamentali macro è messa meglio dell'Italia grazie a imprese che hanno struttura competitiva migliore, alla maggiore produttività e a un costo del lavoro che cresce meno. Il problema della Germania è che è più esposta al canale dell'esportazione e paga quindi la debolezza mondiale, ma quando il ciclo si stabilizzerà sarà la prima a beneficiarne, mentre l'Italia farà probabilmente più fatica, spiegano sempre gli economisti. E le previsioni per il 2009? Gli analisti si aspettano altri trimestri di crescita negativa, anche se è difficile dire quanti, mentre Lorenzo Codogno, capo della direzione analisi e programmazione del Tesoro, ha spiegato nei giorni scorsi che il dato del terzo trimestre non cambierà in maniera significativa le previsioni elaborate dal governo per il 2008, ma inciderà su quelle per il 2009. Una strada tutta in salita, dunque, che sta spingendo il governo a varare misure eccezionali come un contributo di 200-300 euro alla famiglie con redditi minimi per il prossimo Natale e, sul fronte delle imprese, a sostenere interventi per facilitare il credito con l'obiettivo di non far bloccare gli investimenti e i consumi.
Il problema, sembrano concordare gli osservatori, è che l'Italia ha una serie di problemi strutturali, nella pubblica amministrazione, nel sistema fiscale e nel mercato del lavoro che potrebbero rendere più difficile una ripresa. L'auspicio di molti a questo punto è che se l'Europa dovesse decidere di permettere ai paesi di sforare temporaneamente il 3% di disavanzo, sarebbe bene che l'Italia ne approfittasse per risolvere tali problemi strutturali.

Mariarosaria Marchesano
 
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